Quasi al centro
del Giardino Ibleo si può ammirare
oggi la chiesa di San Giacomo Apostolo che
nasce a partire dal XIII secolo e si arricchisce delle spoglie
della chiesa di San Teodoro crollata con
il terremoto del 1693.
Nel XIII secolo con l'avvento dei Chiaramonte si ebbe un
incremento delle costruzioni religiose a Ibla, per questo,
probabilmente fra il 1283 ed il 1392 sorgeva questa chiesa
(l'aquila aragonese sopra l'altare maggiore starebbe ad indicare
quel periodo). Alla chiesa fu associata una Confraternita
con compito di curare il servizio alle funzioni.
E' fra le chiese visitate dal Monsignor Platamone nel 1542.
A quei tempi era a tre navate, ma il terremoto ibleo la rovinava
così come la limitrofa chiesa di San Teodoro tanto
che si decideva di ricostruirne una sola ad unica navata
e ricavare la sacrestia dalla seconda che veniva cancellata.
Già dai primi anni del dopo terremoto si iniziano
i lavori e nei primi del settecento si provvede alla copertura
lignea.
Nel 1770 per le valenti opere prestate il vescovo di Siracusa
promuoveva la Confraternita in Arciconfraternita.
La facciata attuale è un'ulteriore ricostruzione
visto che nel 1901 la precedente era andata distrutta. Su
disegni dell'ingegner Giuseppe Pinelli i lavori furono completati
da Antonio Ingallina nel marzo 1902. L'originale presentava
quindici mensoloni riccamente scolpiti (da alcuni giudicati
cinquecenteschi e di scuola gagginesca) che essendo posizionati
sul prospetto al secondo ordine dovevano servire a reggere
le gallerie laterali non più realizzate dopo il terremoto
e quindi tolti nell'ultimo restauro.
Oggi la facciata si presenta suddivisa
in tre ordini: quello inferiore con ingresso principale fra
due colonnine con capitelli corinzi, il secondo con una finestra
con lunetta da cui prende luce l'interno, l'ultimo con il
campanile circondato da una balaustra interrotta da una scultura
con San Giorgio Cavaliere fiancheggiato da due statue rappresentanti
S. Anna e Maria SS. Bambina a destra e San Giovanni Evangelista a
sinistra.
Due le campane: una, la più grande, recante i nomi
dei procuratori della chiesa risale al 1703; sulla piccola
la data è illeggibile.
All'interno, nell'unica navata, ben undici altari (cinque
per lato) di cui tre, nell'area della cappella maggiore,
riccamente decorati da Giuseppe Calvo nel 1888. La luce è assicurata
da modeste finestre rettangolari poste fra un cornicione
e quello che resta di un controsoffitto ligneo.
Entrando a destra sopra il primo altare c'è un quadro
dedicato a San Cristoforo che lo rappresenta sia da giovane
che da vecchio, con il Bambino sulle spalle, opera del 1720
del reverendo don Filippo De Stefano da Ferla; sul secondo
altare un quadro che rappresenta la Morte del giusto attribuibile
a don Giuseppe Pugliarello da Siracusa. Segue un confessionale
con pulpito mentre il terzo altare è adornato da una
tela dedicata alla Madonna della Luce opera di Ignazio Scacco
del 1719; segue, infine, l'ultimo altare laterale che contiene
un quadro con San Giovanni Evangelista dello stesso autore.
Nell'area absidale si osservano tre altari: quello destro
presenta un quadro della Madonna che appare a San Francesco
di Paola dipinto da don Giuseppe Pugliarello da Siracusa
nel 1719, a cui si affianca un piccolo gruppo statuario con
Dio padre circondato dagli angeli. A sinistra, invece, fra
colonne dorate che reggono un tempietto ad arco spezzato
in cui troneggia il Dio Padre circondato dagli angeli il
Crocifisso fra la Maddalena e l'Addolorata. Sull'altare maggiore
un'aquila aragonese scolpita in pietra asfaltica e in una
nicchia la bella statua di San Giacomo (di
autore ignoto, recuperata intatta dopo il terremoto ed oggi
in una teca) con mantello a fiori dorati su sfondo rosso
e blu. In basso una recente urna con Cristo deposto.
Procedendo ora verso l'uscita un primo altare con quadro
di San Sebastiano con Madonna e Bambino a cui segue un altro
altare con un quadro raffigurante San Giacomo che combatte
contro i Mori, realizzato a due mani da Vincenzo Fazello
e Ignazio Scacco nel 1682 con rifacimenti del 1708. Il penultimo
altare contiene una Madonna del Piliero (da Pilar, dalla
tradizionale apparizione mariana predetta dall'Apostolo su
una colonna in terra spagnola) con Gloria e Cherubini opera
del reverendo De Stefano. Conclude un ultimo altare con quadro
dedicato a Sant'Ignazio.
Il soffitto ligneo fu decorato forse da Matteo Battaglia
nel 1754 e indorato da Giovanni Cannì nel 1786; essendo
fortemente danneggiato durante i restauri del 1902 fu parzialmente
ricomposto. Il catino riproduce una finta cupola (lavoro
simile a quello osservabile sia a Santa Maria del Gesù che
a Santa Maria dello Spasimo) con disegnate finestre semicircolari;
al centro una SS. Trinità e Maria Santissima Coronata,
con intorno putti alati e foglie, mentre agli angoli sono
i Quattro Evangelisti. Tre tele, che erano collocate in riquadri
del soffitto ligneo, riproducevano scene della vita di Cristo
(Natività, i re Magi e la Fuga in Egitto); le opere
erano di Simone Ventura su disegni di un Frate Ginepro per
incaricato avuto nella prima metà del settecento,
ma sono andate perdute nonostante il restauro che era stato
approntato nel 1939 da Francesco Flaccavento.
Di grande effetto il pulpito collocato su un confessionale,
opera in stile neogotico realizzato dallo scultore ragusano
del legno Nunzio Lissandrello nel 1888. L'organo, sulla parte
opposta, datato 1885 è opera di Casimiro Alleri.
In sacrestia oltre ad un altare di pietra scolpita del 1724
si trova una lastra in pietra pece molto antica con la Madonna
della Luce analoga a quell'edicola sacra presente sul lato
destro della chiesa (sul muro della sacrestia) opera del
pittore ragusano Lo Presti del 1892 (la tradizione proviene
dalla preesistente chiesa di San Teodoro sembra
edificata sul tempio pagano dedicato alla dea Lucina). Una
leggenda dice che se si tenta di spostarla si scatenano terremoti.
Sempre accanto alla parete destra esterna sono allocate
due statue provenienti da altre chiese dismesse: sono una
Sant'Anna che tiene in braccio la Madonna bambina proveniente
dalla chiesa di Santa Maria dei Miracoli e
un San Giovanni Evangelista.
Nel periodo pasquale la chiesa e il presbiterio sono ripieni
di ceri per i caratteristici "Sepolcri" che le conferiscono
un'atmosfera altamente suggestiva.