All'angolo inferiore sinistro
della Piazza del Duomo si può vedere il Circolo di
Conversazione fatto costruire in stile neoclassico nella
prima metà del secolo scorso affinché i nobili
ragusani vi potessero conversare e trascorrere il tempo,
lontani e isolati dalla gente comune.
All'interno si conserva ancora il documento con i nomi dei
soci fondatori e i relativi contributi in "onze";
fra i nomi quelli del barone Francesco Arezzo di Donnafugata,
del cavaliere Giuseppe Arezzi, di Pasquale Di Quattro, del
barone Carmelo Arezzo di Trefiletti, di Vincenzo Arestia
La Rocca.
Il prospetto di tipo neoclassico, ad un piano, si presenta
con tre entrate divise da sei paraste scanalate e con capitelli
in stile dorico sormontati da un cornicione con triglifi
e da tre bassorilievi rappresentanti ai lati delle sfingi
alate e al centro due donne alate che reggono una lampada.
In alto sul cornicione svetta una bella scultura rappresentante
in un ovale l'aquila ragusana circondata da festoni di fiori
e da due leoni con facce umane e baffi:
sotto la scritta "Circolo di
Conversazione".
Davanti al prospetto c'è un ballatoio per il passeggio
dei soci.
L'interno costruito da sette sale, ancora in pieno stile
ottocentesco, conserva la tipica atmosfera ovattata grazie
agli arredi originali. Nella Sala di conversazione lunghi
divani alle pareti, sormontati da grandi specchiere con ricche
cornici dorate, mentre al centro pende un lampadario in rame
rappresentante una pianta di zucca.
Il soffitto, realizzato a tempera dal ragusano Tino del
Campo, recentemente restaurata nel 1955 dal Flaccavento,
rappresenta le allegorie delle arti e delle scienze che sgombrano
il cielo dalle nubi dell'ignoranza. Nelle figure degli angoli
sono rappresentati i mezzi busti di Galileo, Dante, Bellini
e Michelangelo.
Le altre sale sono riservate al gioco e la lettura; per il
relax c'è un giardinetto interno con palme e fiori.